Francesco Sottobosco scrive sui social e pure su questo giornale. Domenica scorsa, dinanzi all’ennesima devastazione di diverse città europee, tra vetrine rotte, persone ferite e roghi appiccati, sul suo profilo Facebook ha scritto “Protestare è giusto, ma mi raccomando le pattine che avete tutte le scarpe piene di terra, e ricordatevi che c’è chi vuole riposare.”
Sarcasmo? Sagacia? O forse vittima di un bias?
Come certamente sa Sottobosco, i bias cognitivi sono delle distorsioni che le persone attuano nelle valutazioni di fatti e avvenimenti. Molte delle nostre decisioni sono governate da un bias, sono influenzate dagli stereotipi, dai pregiudizi. A volte queste strategie innate ci portano fuori strada, altre volte, invece, la scorciatoia è corretta.
Quello di Sottobosco, a parer mio, è un classico errore di valutazione. Il tentativo, maldestro, per altro, di difendere i manifestanti legittimi giustificando quelli violenti.
Sotto al post alcuni commentano che la guerriglia urbana non può e non deve essere giustificata. Hanno ragione, ma l’errore lo commette per primo Sottobosco a mettere in relazione le due cose. Non è la gioventù che si risveglia, non è il popolo contro il potere, non sono i rivoluzionari dei tempi moderni. Sono teppisti, punto.
Sottobosco non è l’unico a cercare di dirci che, insomma, “la rabbia è una questione politica”; anche affermando che “le rivoluzioni non si fanno con pranzi di gala”.
Io rimango convinta di alcune cose, e provo a dirle qui in poche parole, sperando di poterci confrontare su questo tema in un dibattito più ampio, con rispetto e non attraverso le solite etichette “di destra” e “di sinistra”.
Primo: e se imparassimo che i giovani non sono tutti uguali e non bisogna per forza giustificare chi mette a ferro e fuoco una città per dare valore a chi si batte per la scuola, i salari, e molto altro?
Secondo: non parliamo solo delle violenze, disturbano, disgustano anche, ma non permettiamo a dei mascalzoni – o maranza, chiamateli come volete, chiunque essi siano – di far passare in secondo piano gli appelli accorati di chi non può più pagare il pieno, di chi non trova i generi di prima necessità nei supermercati, di chi non sa come uscire da una condizione di povertà pur dandosi da fare.
Terzo: la delinquenza non difende nessuna causa, le distrugge tutte. È ovvio che chi si organizza sui social per scegliere quali negozi colpire e dove andare a saccheggiare, non ha alcun ideale.
In conclusione, protestare in una situazione come quella della vicina Italia (per non dire della Francia) è legittimo. Il disagio è reale, non percepito, la sofferenza anche. Gli autotrasportatori coi mezzi fermi lungo le strade del sud meritano attenzione e ascolto. Chi è pacifico, si ascolta per gli argomenti che porta, chi è violento si condanna per le azioni che commette, senza se e senza ma.
Guardiamo in faccia ai problemi, cerchiamo soluzioni, intanto, però, ripristiniamo l’ordine. Ogni giovane fermato dev’essere identificato e confrontato con le proprie responsabilità. Ogni danno dev’essere riparato, ogni genitore chiamato alla cassa per ogni figlio che ha sbagliato. E tutti noi interroghiamoci sui pregiudizi, perché dalle situazioni complesse non si esce mai con soluzioni troppo facili.
Natalia Ferrara, Vicepresidente PLRT, laRegione, 22 ottobre 2026