Ci sono uomini che attraversano mondi diversi senza mai disperdere la propria identità. Giancarlo Olgiati è stato uno di loro, uomo di grandissima umanità e generosità, amico e mentore insostituibile.
Politica, diritto, economia, cultura, cinema, arte: campi apparentemente lontani, tenuti insieme da una curiosità inesauribile e soprattutto da una convinzione profonda. Le idee contano. Ma contano ancora di più quando diventano impegno, confronto, responsabilità verso la comunità.
Giancarlo è stato un uomo politico di grande statura. Ha seduto per quasi vent’anni in Gran Consiglio, dal 1971 al 1989, vivendo la politica nel significato più alto del termine: non come esercizio del potere, ma come servizio e responsabilità verso la comunità. Liberale per storia familiare e per convinzione, non ha mai rinunciato all’indipendenza del pensiero.
Fu un politico lungimirante e illuminato, capace di unire alla fermezza delle proprie convinzioni una curiosità intellettuale non comune. Ascoltava, studiava, si confrontava. Perché per lui la politica non poteva limitarsi alla gestione del presente: doveva avere una visione, poggiare su una cultura e soprattutto saper immaginare il Ticino che sarebbe venuto.
Una concezione che lo portò a impegnarsi sui grandi temi economici e fiscali del Cantone e nelle istituzioni che stavano contribuendo a disegnarne il futuro.
Ragioni Critiche, la rivista che promosse, fondò e diresse rappresenta probabilmente una delle espressioni più limpide di questo suo modo di pensare, dove volle essere uno spazio libero di riflessione, capace di portare in Ticino il confronto sui grandi temi della cultura laica e liberaldemocratica, dalla filosofia all’economia, dalla storia alla scienza.
Attorno a quell’esperienza nacquero occasioni di confronto con alcune delle grandi personalità del pensiero contemporaneo. Si sviluppò una rete di relazioni culturali che ebbe un prolungamento anche nei Congressi di Locarno. In quel contesto affioravano riferimenti e interlocuzioni di alto profilo, riconducibili, tra gli altri, a Karl Popper, Paul Feyerabend e, più in generale, a quell’orizzonte liberale e critico nel quale si collocavano anche figure come Ralf Dahrendorf.
La stessa apertura si ritrova nell’esperienza di Montecinemaverità. Giancarlo ne assunse la presidenza dopo Harald Szeemann, contribuendo alla crescita di una Fondazione nata per sostenere il cinema indipendente del Sud del mondo e dell’Europa orientale. Anche qui emergeva un tratto essenziale della sua personalità: la volontà di aprire finestre, mettere in relazione mondi diversi, offrire spazio a ciò che meritava di essere conosciuto.
E poi, naturalmente, l’arte.
Chiamare Giancarlo semplicemente “collezionista” sarebbe riduttivo. Con la moglie Danna ha costruito una delle raccolte private più importanti e personali del nostro Paese, attraversando le avanguardie del Novecento e arrivando fino alla contemporaneità.
Ma soprattutto, a un certo punto, Giancarlo e Danna hanno compiuto il gesto che distingue il possesso dal mecenatismo: hanno deciso di condividere.
Dal 2012 una parte significativa della loro Collezione è stata aperta al pubblico e data in usufrutto alla Città di Lugano, diventando una presenza fondamentale nel panorama culturale della città e nel rapporto con il MASI.
È qui che le diverse vite di Giancarlo finiscono per ricongiungersi.
Il politico, il giurista, il collezionista, il mecenate, l’uomo di cultura non erano figure separate. Erano espressioni dello stesso intellettuale. Un uomo convinto che la cultura dovesse circolare, che le idee dovessero essere discusse, che l’arte dovesse essere vista e che chi aveva avuto molto dalla vita avesse anche la responsabilità di restituire.
Giancarlo lascia opere, istituzioni, progetti. Ma lascia soprattutto un modo di intendere l’impegno civile. Pensare liberamente. Confrontarsi. Essere curiosi. Assumersi delle responsabilità.
E continuare, sempre, ad avere fiducia nella forza delle idee. Grazie Giancarlo.
Roberta Passardi, deputata PLR in Gran Consiglio